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Jil Sander x Puma K Street: la sneaker più sottile del momento, e un’idea di purezza che viene da lontano

  • News
  • 3 Aprile 2026
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C’è una data che vale la pena ricordare: 1998. Quell’anno, Jil Sander e Puma firmarono insieme la rielaborazione luxury del King in pelle quello che molti considerano il primo vero esempio di collaborazione tra moda di lusso e sportswear. Non era ancora una formula consolidata, era una scommessa culturale. Quasi trent’anni dopo, quella scommessa è diventata l’architettura su cui si regge un’intera industria. E adesso i due brand tornano con qualcosa di nuovo: la K Street, la prima silhouette originale firmata Jil Sander x Puma in oltre vent’anni.

La storia che conta

La partnership originale tra i due brand durò dal 1998 al 2006, producendo una serie di modelli che oggi vengono studiati come pionieri del lusso sportivo. Poi si fermò. Nel 2025 la collaborazione è stata riavviata con il ritorno del King Avanti, il football shoe del 1998 riletto nella stessa logica di allora: materiali premium, linee pulite, branding minimale. Era un atto di riannodamento, un modo per dichiarare che il dialogo era ricominciato.

La K Street è il passo successivo. Non un archivio riesumato, ma un progetto nuovo guidato da Simone Bellotti, direttore creativo di Jil Sander, con Benjamin Lamprey a capo del team design Sportstyle di Puma. La K Street è la prima scarpa originale nata da questa partnership nella sua nuova fase, e porta con sé tutto il peso di quella responsabilità.

Il nome e le sue radici

Il nome K Street è un ibrido che racchiude la genealogia della scarpa. La lettera K viene dal Karate, una scarpa Puma del 2004 realizzata nell’ambito della vecchia collaborazione con Jil Sander, rimasta relativamente oscura anche allora e proprio per questo scelta come punto di partenza. Street viene dall’H Street, running spike Y2K di Puma recentemente reissued, che fornisce la struttura dell’upper.

La K Street è la fusione di questi due oggetti: i pannelli stratificati e la leggerezza della H Street incontrano la suola ultrasottile del Karate, che nella versione 2026 raggiunge il livello minimo possibile. Bellotti ha descritto la ricerca con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Mi piace la calzatura snella, con la suola più sottile possibile, che abbraccia il piede con una linea naturale. Questa è la mia firma nel design di scarpe.”

La costruzione: la suola quasi assente

L’elemento che definisce immediatamente la K Street è la suola. È in gomma naturale, sottilissima, che affiora sul anteriore e ricompare al tallone lasciando la parte centrale del piede in una sorta di sospensione visiva. L’effetto è quello di una scarpa che sfiora il suolo piuttosto che appoggiarsi ad esso. Bellotti lo descrive come “un confine quasi impercettibile tra il corpo e la terra”, e quella scelta costruttiva è sia estetica che dichiarazione di intenti: meno distanza possibile tra chi corre e il suolo su cui corre.

L’upper si piega attorno al piede con una linea aereodinamica e fluida, quasi come se seguisse il movimento piuttosto che strutturarlo. Non ci sono elementi superflui, non ci sono reinforcements visibili, non ci sono layer sovrapposti che cercano di comunicare complessità. È una scarpa che ottiene tutto dalla forma e dal materiale, non dalla decorazione.

I tre colorway e i materiali

La K Street arriva in tre varianti. Il suede in bronzo opaco e il canvas beige saranno disponibili nel lancio globale dell’8 aprile attraverso negozi Jil Sander, retail partner e jilsander.com. Il nylon blu elettrico con dettagli in suede a contrasto è riservato esclusivamente ai canali Jil Sander, fisici e online. I co-branding sono collocati con discrezione: il logo Jil Sander sulla linguetta, il gatto saltante Puma al tallone. La silhouette è unisex.

Un progetto che guarda avanti guardando indietro

Quello che rende la K Street interessante non è solo la scarpa in sé, ma il momento in cui arriva e il significato che porta con sé. Quando Jil Sander e Puma iniziarono a lavorare insieme nel 1998, le collaborazioni tra moda e sport non erano la norma. Quella scelta fu visionaria perché nessuno lo stava ancora facendo in modo sistematico. Oggi quelle collaborazioni sono ovunque, sono diventate uno strumento consolidato del marketing di moda. La K Street non ignora questo contesto, ma sceglie deliberatamente di tornare all’essenza di quella prima intuizione: non la scarpa come status symbol, ma la scarpa come oggetto pensato con rigore, costruito bene, capace di stare in piedi da solo.

Lamprey lo ha sintetizzato parlando del processo creativo: “Questa volta si trattava di capire quella filosofia originale del design e chiedersi come si traduce oggi. Volevamo ancora unire due mondi, ma in modo più risoluto e intenzionale.”

Conclusione

La Jil Sander x Puma K Street è la scarpa che non urla. Non ha bisogno di farlo: ha una storia dietro che parla da sola, un designer che sa esattamente cosa vuole, e una costruzione che porta ogni scelta fino alle sue conseguenze più radicali. La suola quasi assente non è una trovata estetica, è una tesi sul rapporto tra il piede e il suolo. In un mercato saturo di collaborazioni, questa è quella che sa perché esiste.

Jil Sander x Puma K Street disponibile dall’8 aprile 2026 su jilsander.com, negozi Jil Sander e retailer selezionati. La versione in nylon blu elettrico è esclusiva Jil Sander.